Piccola storia degli oggetti comuni: l’elettromagnete

Molte sono le invenzioni e le scoperte che hanno permesso l’avanzamento lungo la storia della costruzioni elettromeccaniche, e quindi lo sviluppo di tutti quegli strumenti e dispositivi che oggi sono così onnipresenti e sfruttati nella nostra vita quotidiana; ma fra questi pochi possono vantare l’importanza e la posizione che dobbiamo riconoscere all’umile elettromagnete, che sta alla base del funzionamento di una quantità enorme di apparecchiature pur non consistendo d’altro che di un pezzo di ferro dolce e di un avvolgimento di rame in cui viene immessa corrente elettrica, generando così un campo magnetico.

Alla base di tale strumento c’è la scoperta essenziale di Hans Christian Ørsted, lo scienziato danese che nel 1820 verificò che a qualsiasi campo elettrico corrisponde, sempre, un campo magnetico. Già nel 1824, solamente 4 anni dopo, lo scienziato inglese William Sturgeon aveva realizzato il primo vero e proprio elettromagnete funzionante.

La struttura era estremamente semplice – non era che un pezzo di ferro piegato ad U, verniciato per isolamento, e stretto in un avvolgimento di diciotto spire di cavo di rame nudo, dato che il cavo isolato ancora non esisteva. In realtà il fatto di non poter isolare il cavo, e quindi di non poter moltiplicare gli avvolgimenti, ne limitava enormemente la potenza rispetto a quanto sarebbe stato possibile ottenere: eppure una volta attivato dalla corrente il magnete risultante si dimostrò in grado, con un peso di circa duecento grammi, di attirare non soltanto pezzetti minuscoli di ferro, ma masse fino a quattro chilogrammi: una potenza che parve, allora, straordinaria. Ma fu nel 1827 che l’elettromagnete poté sviluppare tutto il suo potenziale, e il merito fu questa volta di uno scienziato Americano, che portava il nome di Joseph Henry.

Avendo capito che, isolando il cavo, sarebbe stato possibile aumentare gli avvolgimenti e quindi la potenza, risolse di avvolgerlo in filo di seta. L’isolamento funzionò alla perfezione, e fu possibile sia infittire che, soprattutto, sovrapporre gli avvolgimenti, raggiungendo diverse migliaia di spire totali; l’elettromagnete così fabbricato riuscì a sollevare pesi appena inferiori alla tonnellata. Fu inizialmente soprattutto la nascente rete telegrafica a servirsene nel suo rapido sviluppo, ma ben presto i più svariati settori dell’industria trovarono diverse applicazioni. La strada, ormai, era aperta.